Assorbenti e slip mestruali senza PFAS: cosa sono i PFAS e perché evitarli nell'igiene intima

Sempre più persone scelgono assorbenti e slip mestruali lavabili per ridurre i rifiuti e risparmiare. Ma "riutilizzabile" non significa automaticamente "sicuro": diversi studi hanno rilevato la presenza di PFAS proprio in alcuni prodotti per l'igiene intima. In questa guida spieghiamo cosa sono i PFAS, perché finiscono in assorbenti e mutande mestruali, cosa dice la scienza e la normativa europea, e come riconoscere prodotti realmente senza PFAS.

Cosa sono i PFAS

I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono una vasta famiglia di composti chimici di sintesi circa diecimila molecole diverse — usati da decenni per rendere materiali e tessuti resistenti ad acqua, grassi e macchie. Sono noti come "forever chemicals", "inquinanti eterni", perché non si degradano nell'ambiente e si accumulano nel tempo nell'acqua, nel suolo e negli organismi viventi.

È proprio questa persistenza a renderli un problema: una volta rilasciati, restano. Non a caso l'Unione Europea sta stringendo le regole su tutti i fronti, dall'acqua potabile ai prodotti di consumo.

Perché i PFAS finiscono negli assorbenti e negli slip mestruali

La ragione è tecnica. In molti prodotti mestruali riutilizzabili serve uno strato impermeabile che impedisca alle perdite di passare sui vestiti. Un modo economico per ottenere questa impermeabilità è trattare il tessuto con rivestimenti fluorurati, cioè PFAS.

Il punto cruciale, però, è che questa scelta non è obbligatoria. La stessa barriera impermeabile si può ottenere con materiali che non contengono PFAS — per esempio una membrana in TPU (poliuretano termoplastico), che rende il capo impermeabile e traspirante senza ricorrere a chimica fluorurata.

Cosa dice la ricerca scientifica

Il gruppo di ricerca del fisico Graham Peaslee dell'Università di Notre Dame (Stati Uniti) ha analizzato decine di prodotti per l'igiene mestruale. In uno studio pubblicato nel 2025 su 59 prodotti riutilizzabili raccolti tra Nord America, Sud America ed Europa, i ricercatori hanno trovato che il 33% degli slip mestruali e il 25% degli assorbenti lavabili presentava una fluorurazione "intenzionale", cioè PFAS aggiunti deliberatamente in fase di produzione, spesso per creare la barriera impermeabile.

Ma la conclusione più importante per chi acquista è un'altra: almeno un prodotto in ciascuna categoria non conteneva fluoro intenzionale. In altre parole, come sottolineano gli stessi autori, l'uso di PFAS in questi prodotti non è necessario: si possono fabbricare senza. La scelta dipende dal produttore.

I ricercatori ricordano inoltre che questi prodotti vengono indossati a diretto contatto con la pelle, e che il contatto cutaneo rappresenta una possibile via di esposizione.

Perché conviene evitarli: cosa si sa sui rischi

Le agenzie sanitarie e ambientali europee classificano i PFAS come sostanze molto persistenti, mobili nell'ambiente e associate a potenziali effetti nocivi. La letteratura scientifica collega l'esposizione a determinati PFAS a effetti come alterazioni ormonali, riduzione della risposta immunitaria e altri esiti sulla salute; per questo l'orientamento delle autorità è chiaro: ridurre ogni uso non essenziale di queste sostanze nei prodotti di consumo.

Trattandosi di un tema in evoluzione, il principio guida più solido per il consumatore è quello di precauzione: dove esiste un'alternativa senza PFAS a parità di prestazione, ha senso preferirla.

Cosa prevede la normativa europea

L'Unione Europea si sta muovendo con decisione su due binari che riguardano direttamente i prodotti tessili:

  • Regolamento UE 2024/2462: introduce una restrizione sull'uso di alcuni PFAS (in particolare il PFHxA) nei prodotti tessili destinati al pubblico, con applicazione a partire dal 10 ottobre 2026 per l'abbigliamento.
  • Restrizione universale REACH: la proposta più ampia mai discussa in Europa, che copre circa diecimila sostanze PFAS. Il parere finale del Comitato per la valutazione dei rischi (RAC) dell'ECHA è stato adottato il 2 marzo 2026; dopo la fase di consultazione, la decisione passerà alla Commissione europea.

La direzione è quindi tracciata: i PFAS nei tessili sono destinati a essere progressivamente vietati. Scegliere oggi prodotti già senza PFAS significa essere in anticipo su una tutela che sta diventando legge.

Come riconoscere prodotti senza PFAS

Il consumatore raramente può misurare da solo la presenza di PFAS. Ecco allora tre criteri concreti su cui basarsi:

  • Certificazione OEKO-TEX® Standard 100: è una delle certificazioni tessili più diffuse e, tra i suoi criteri, limita PFAS e sostanze nocive entro soglie stringenti. La presenza di questa certificazione è un forte indicatore di sicurezza.
  • Test di laboratorio indipendenti: prodotti verificati da enti terzi accreditati offrono una garanzia in più rispetto alle sole dichiarazioni di marketing.
  • Tipo di barriera impermeabile: una membrana in TPU è un modo per ottenere impermeabilità senza rivestimenti fluorurati.

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Fonti

  • University of Notre Dame  Peaslee et al., studio su PFAS nei prodotti mestruali riutilizzabili (2025), pubblicato su Ecotoxicology and Public Health.
  • American Chemical Society  aggiornamento di ricerca sui PFAS nei prodotti mestruali riutilizzabili (2025).
  • ECHA  proposta di restrizione universale PFAS ai sensi del REACH; parere RAC adottato il 2 marzo 2026.
  • Regolamento (UE) 2024/2462  restrizione PFHxA nei prodotti tessili destinati al pubblico.
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